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domenica 7 agosto 2016

LA CULTURA DI JIROFT NEL III MILLENNIO a.C. in formato PDF

La Cultura di Jiroft si sviluppò tra il IV e il III millennio a.C. nell'Iran sud-orientale, nella provincia odienrna di Jiroft. La scoperta avvenne nel 2001 in seguito ad un'alluvione del fiume Halil Roud, che portò alla luce gli oggetti che erano custoditi all'interno di un'antica tomba. Questa cultura era in precedenza sconosciuta. Alcuni studiosi hanno considerato la suggestiva ipotesi che le sue rovine possano essere identificate con quelle dalla mitica città-stato di Aratta, regno dell'altopiano iranico che secondo i miti sumeri si contrapponeva alla città-stato di Uruk. Alcuni manufatti raffiguranti piante, animali, esseri fantastici e architetture, erano già conosciuti agli studiosi per il loro caratteristico stile, ma prima di questa scoperta la loro datazione e il luogo di provenienza erano sconosciuti.


 http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/1893/831157-1154289.pdf?sequence=2 
in questa pagina è possibile scaricare l'ipertesto "LA CULTURA DI JIROFT NEL III MILLENNIO a.C." di Marta Maurizio, in formato PDF

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martedì 22 marzo 2016

STELE DI NARAM-SIN



Stele di Naram Sin  (2200 a.C. circa)
La stele di Naram-Sin, conosciuta anche come "stele della vittoria", è un bassorilievo su pietra arenaria di epoca accadica conservato al Museo del Louvre di Parigi. In base alle ricostruzioni storiche Naram-Sin fu il terzo successore di Sargon di Akkad, fondatore dell'impero accadico. Gli accadi furono un'antica popolazione semita che si stabilì in Mesopotamia, dove coabitò con la civiltà sumera già a partire da IV millennio a.C., fino a sopraffarla attorno al 2450 a.C.
La stele è alta due metri e su di essa vi è rappresentata la vittoriosa campagna militare intrapresa da Naram-Sin contro i Lullubiti, un popolo che abitava i monti Zagros, una catena montuosa che si estende tra gli odierni stati di Iraq e Iran. Il re, di dimensioni doppie rispetto alle altre figure, domina la composizione. E' rappresentato nell'atto di calpestare i corpi dei nemici sconfitti mentre sale la montagna. Sulla sinistra del sovrano marciano in formazione ordinata gli uomini del suo esercito, in netto contrasto con la caotica disposizione dei soldati lullubiti, alcuni chiedono la grazia, altri vengono trafitti dalle lance, altri ancora stanno cadendo dalla montagna. Questa stele oltre a trasmettere il significato di un'impero forte e solido perché ben governato, esalta il sistema di governo regale e la sua origine divina, gli accadi marciano verso l'alto, mentre il nemico precipita. In cima alla montagna sono posti tre simboli divini (due sono visibili, mentre il terzo si trovava poco sopra nella parte rovinata). Probabilmente questa è la prima volta nella storia in cui un sovrano viene indiscutibilmente rappresentato come un dio e lo si evince dal copricapo con le corna e dalla lunga barba, elementi che nelle rappresentazione sumere e accadiche contraddistinguono le divinità.





giovedì 25 febbraio 2016

SVILUPPO DELLA SCRITTURA IN MESOPOTAMIA



Nel mito sumero "ENMERKAR E IL SIGNORE DI ARATTA" viene descritto uno degli avvenimenti più importanti della storia, l'invenzione della scrittura. Questo racconto epico attribuisce l'invenzione a Enmerkar, il mitico re sumero fondatore della città di Uruk. L'indagine archeologia ha invece dimostrato che il suo sviluppo ha attraversato diverse fasi. Al mito va comunque il merito d'inserire questo importante avvenimento all'interno di un contesto storico, probabilmente reale, sottolineando in maniera poetica le caratteristiche del nuovo metodo di comunicazione. 
In questo articolo voglio ripercorrere le fasi principali che hanno portato allo sviluppo di un sistema di scrittura completo, ovvero un sistema che permettesse d'incidere sull'argilla ogni qualsivoglia pensiero. 
La scrittura fu una conseguenza dell'urbanizzazione. Durante il IV millennio a.C. Uruk divenne una città, la prima della storia a potersi definire tale in virtù dell'elevata stratificazione sociale e della specializzazione del lavoro. L'improvvisa evoluzione urbana determinò lo sviluppo di moltissime attività, che per essere controllate e sfruttate a livello economico su tutto il territorio necessitavano di un sistema di controllo indiretto. A questo scopo nell'arco di un periodo relativamente breve vennero introdotti segni grafici, pesi di misura e recipienti standard con i quali si potevano compilare elenchi contabili delle attività commerciali e dei prodotti.

sabato 13 febbraio 2016

I PRINCIPALI MONUMENTI DI PETRA



Monastero
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Tomba del giardino
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Anfiteatro
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El kashneh
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Strada delle facciate
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Acquedotto
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Il Siq (canyon d'ingresso)
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Tomba dell'obelisco
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Tomba di Uneishu
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Tomba corinzia
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Tomba dell'urna
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venerdì 5 febbraio 2016

LA MASCHERA DI URUK, LA RAPPRESENTAZIONE DELL'ENIGMA UMANO



La maschera di Uruk è un manufatto sumero realizzato tra il 3400 e il 3000 a.C.. E' conosciuta anche con il nome "dama di Warka" ed è una delle opere d'arte più antiche della storia. Per descrivere questo manufatto mi affido alle parole poetiche dell'archeologo francese A.Parrot:

Potenza, fermezza, eleganza: erano queste le caratteristiche fondamentali dell'arte che fiorì alla fine del IV millennio e agli inizi del III. Da vent'anni soltanto sappiamo che ad esse va aggiunta una straordinaria sensibilità. Dobbiamo questa rivelazione alla testa femminile trovata a Warka (Uruk), durante gli scavi 1938-1939. Questa maschera di pietra bianca, di grandezza quasi naturale, non è soltanto una rappresentazione plastica di un volto, e si potrebbe dire del volto femminile, ma la testimonianza dell'enigma umano. Un tempo la scultura aveva occhi e sopracciglia incrostati di materia colorata, conchiglie e lapislazzuli. Oggi, nonostante le cavità, nonostante la mutilazione del naso, la pietra non ha perduto niente della sua espressione, negli occhi vuoti si ha l'impressione di sentire la fiamma di uno sguardo. Al di la della fronte sulla quale si stagliano i riccioli della capigliatura, si sente un pensiero attivo e penetrante, e le labbra chiuse non hanno bisogno di aprirsi perché si possano sentire parole. La loro piega, cui risponde quella della guancia, è già essa stessa un linguaggio. E' la donna, misteriosa, che sembra dubitare di se stessa e del suo potere.
Comune mortale, gran sacerdotessa, sposa del re, dea, la maschera di Uruk è degna di tutti questi personaggi. Potrebbe essere l'uno e l'altro. E', in fondo, la sintesi di tutti. Se la paragoniamo alle altre figure umane della stessa epoca (donna in preghiera di Khafagia, maschera virile di Tell Brak, audace prefigurazione del più puro stile cubista) se ne sente ancor di più la superiorità. Nel <<museo immaginario>> della scultura mondiale la testa di Warka è uno di quei pezzi decisivi che sfidano tutte le spiegazioni e s'accontentano di imporsi. Ecco dove siamo giunti, sulle rive dell'Eufrate, nel momento in cui si chiude il periodo proto-storico. Eredità commovente, eppure così pesante! Come ne entreranno in possesso e che ne faranno gli uomini della storia?

Alcuni decenni dopo che A.Parrot scrisse queste meravigliose parole la maschera di Uruk venne trafugata dal museo di Bagdad durante la caduta del regime di Saddam Hussein. Il personale del museo abbandonò l'edificio per paura dei bombardamenti americani e il museo venne saccheggiato. Quando i soldati americani ricevettero l'ordine di proteggere il museo decine di migliaia di reperti erano già stati rubati. Al termine di quei  giorni mancarono all'appello circa 15.000 reperti e molti altri rimasero danneggiati durante il saccheggio. In seguito circa 4000 reperti furono recuperati e riportati al museo, tra questi c'era anche la maschera di Uruk. Il museo riaprì nel febbraio 2008, anche se d'allora ben pochi visitatori stranieri hanno potuto mettervi piede.

Fonti:
Mitologia sumerica. Giovanni PettinatoUTET, 2001 


martedì 2 febbraio 2016

LE STATUE DEGLI ORANTI DI TELL ASMAR

Nell'arte sumera troviamo la dimostrazione di quanto fosse intenso il legame che l'antico sumero aveva con il mondo divino. Gli scavi nei templi dedicati alle divinità hanno portato alla luce molte statue e statuette che poi vennero chiamate "statue degli oranti" per via della posizione di preghiera che le caratterizza. Queste statue venivano collocate nei templi degli dèi in modo da rappresentare continuamente l'orante, dato che la persona reale per via delle sue occupazioni non avrebbe potuto adempiere al suo debito di preghiera. Nella foto si vedono le dodici statue degli oranti ritrovate a Tell Asmar (Iraq) durante la campagna di scavi condotta tra il 1933 e 1934. Le statuette erano seppellite sotto al pavimento di un tempio dedicato al dio Abu (una divinità minore legata alla vegetazione e alla fertilità), la vicinanza con l'altare e la posizione ordinata in cui furono trovate suggeriscono che furono seppellite intenzionalmente.

Le statue di Tell Asmar risalgono ad un periodo compreso tra il 2900 a.C. e il 2500 a.C. e variano in altezza da 21 cm a 72 cm. Delle dodici statue dieci rappresentano individui di sesso maschile e due individui di sesso femminile. Otto delle figure sono fatte di gesso, due di calcare, e le più piccole di alabastro. Su alcune statue è riportato un nome e un messaggio supplichevole personalizzato, indicando che le statue erano un surrogato delle persone reali.

fonte:

Mitologia sumera, Giovanni Pettinato, UTET
https://en.wikipedia.org/wiki/Tell_Asmar_Hoard

giovedì 7 gennaio 2016

IL VASO DI WARKA



Il vaso di Warka, ricavato da un'unico blocco di alabastro, è uno dei più antichi capolavori dell'arte sumera in quanto risale ad un periodo compreso tra il 3300 e il 3100 a.C. Alto 92 cm e largo 36 è stato recuperato nel 1940 durante gli scavi condotti sui resti dell'antica città sumera di Uruk (odierna Warka), più precisamente nel complesso templare dedicato alla dea Inanna, dea dell'amore e della fertilità e divinità poliade della città di Uruk. Il reperto fu trafugato durante il saccheggio dell'Iraq musium per poi essere restituito in frammenti. Il restauro fu condotto da un team dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma.
I frammenti del vaso di Warka
prima dei restauro.
(fonte immagine link)
Descrizione della scena rappresentata sul vaso
La raffigurazione in rilievo è composta da quattro strisce orizzontali raffiguranti le offerte per la dea. Alla base del vaso sono raffigurate increspature d'acqua, canneti, piante e germogli di grano. Sono disposti in modo ordinato come se fossero cresciuti con la cura dei loro agricoltori. Nella fascia immediatamente superiore è raffigurata una processione di pecore e capre. La processione continua nella terza fascia, dove uomini nudi trasportano le offerte all'interno di cesti e brocche. Nella parte superiore è rappresentato l'interno del tempio dove si trova la dea Inanna in abito lungo e acconciatura alta.  Qui un'uomo le sta offrendo un cesto di frutta da posizionare insieme alla altre offerte alle sue spalle. Compare anche un'uomo in abiti da cerimonia, probabilmente un re-sacerdote. Alle spalle della dea compaiono due fasci di canne, questi venivano utilizzati come stipiti nella tradizionale architettura di canne utilizzata dai sumeri, nei due occhielli veniva fissata una stanga sulla quale si avvolgeva una stuoia che serviva da cortina alla porta. In questo contesto probabilmente sono utilizzati come simbolo in quanto la dea era la protettrice della città di Uruk. Su un tavolo a forma di ariete si trovano due statuette come quelle che i sumeri posizionavano nei luoghi di culto perché continuassero a pregare in assenza delle persone in modo da placare gli déi non sempre benevoli. All'intendo di questo spazio dedicato al culto e alle offerte si distinguono anche due vasi della stessa forma di quello su cui è rappresentata la scena in rilievo, il che ci fa pensare che questo vaso svolgesse un'importante funzione all'interno del culto praticato dentro il tempio di Inanna.

fonte:


giovedì 31 dicembre 2015

IL SOGNO DI GILGAMESH, GLI DEI ANNUNCIANO ALL'EROE LA SUA MORTE



L'EPOPEA DI GILGAMESH è un poema babilonese di ambientazione sumera incentrato sul problema della morte e sul suo impossibile superamento, sul cambiamento interiore e sulla nobiltà d'animo. L'opera raccoglie e rielabora singoli episodi appartenuti alla cultura sumera, trasformandoli nel primo ciclo epico della storia. Dalla ricca letteratura sumera emergono due versioni della morte di Gilgamesh che non vennero inserite nell'opera babilonesi, una rinvenuta a Nippur all'inizio del secolo e un'altra scoperta a Me-Turan più di recente. Quella che segue è la descrizione della versione di Me-Turan, che tra le due è quella più completa.
Il racconto si apre con una tragica lamentazione dedicata a Gilgamesh sul letto di morte.

1 Il grande toro giace; mai più
potrà alzarsi;
il signore Gilgamesh giace; mai più potrà
alzarsi
Il perfetto giace; mai più potrà alzarsi;
l'eroe munito della corazza giace; mai
più potrà alzarsi;
5 colui dalla forza sublime giace;
mai più potrà alzarsi;
colui che il male allevia giace; mai
più potrà alzarsi;
colui che emetteva illuminati 
decisioni giace; mai più potrà alzarsi;
l'infaticabile del paese giace; mai più
potrà alzarsi;
colui che sapeva scalare le montagne
giace; mai più potrà alzarsi;
10 Il signore di Kullab (Uruk) giace; mai
più potrà alzarsi
egli giace sul letto di morte; mai più
potrà alzarsi; 

.....

45 Quel giorno il giovane
signore, il signore Gilgamesh
giaceva nel suo letto di morte,
il re...[      ]
in questo sogno, un dio [      ]
nell'assemblea, il luogo eccesso degli
déi.

fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)


Una parte del canto iniziale è andata perduta. Quando il testo riprende viene descritta la vicenda che apparve in sogno a Gilgamesh, nel sogno l'anima di Gilgamesh si trovava al cospetto degli dèi e quest'ultimi gli comunicarono la loro intenzione di  non concedergli l'immortalità sebbene in vita si fosse elevato al di sopra di tutti gli altri uomini compiendo imprese leggendarie e glorificando il nome degli déi. L'assemblea divina ricordò all'eroe trapassato ciò che fu stabilito quando gli déi fissarono i destini in merito alla decisione di consegnare l'uomo alla morte e che quell'inevitabile sorte fu risparmiata soltanto all'eroe del diluvio ZIUSUDRA. Enki gli ricordò infine che giurò davanti agli dèi che a nessun altro uomo sarebbe più stata concessa la vita eterna.

Gli dèi spiegarono a Gilgamesh il motivo per il quale non gli verrà concessa la vita eterna.

....

ed Enki replicò ad An ed Enlil:
In quei gironi, in quei giorni lontani,
70 in quelle notti, in quelle notti 
lontane,
in quegli anni, in quegli anni lontani,
quando l'assemblea provocò il diluvio,
noi eravamo in procinto di far sparire il
seme dell'umanità.
Ma <<in mezzo a noi, tu solo,
unicamente, vivrai!  (riferito a Ziusudra)
75 Ziusudra salvò il nome
dell'umanità.
Da quel giorno - tu mi hai fatto giurare
per il cielo e per la terra
di non concedere all'umanità a vita!
Così ho giurato!>>
Ecco quello che è stato mostrato in 
sogno a Gilgamesh.
La sua discendenza materna non glielo
farà dimenticare.
fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

L'assemblea divina comunicò a Gilgamesh che una volta trapassato agli inferi avrebbe assunto il ruolo di giudice dei morti.

80 Gilgamesh ridotto ormai a
spirito, della terra, in quanto morto,
espleta la funzione di comandante del
Kur: che egli sia l'avanguardia degli spiriti!
Egli emetterà le sentenze, emanerà gli editti:
il suo verdetto varrà quanto la parola di
Ningizzida e Dumuzi!
fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)
I racconto prosegue con il risveglio di Gilgamesh. L'eroe rimase profondamente turbato, tanto che ripetette l'intero sogno davanti al figlio Urlugal. (Questa discendenza concorda con quanto scritto nella LISTA REALE SUMERICAsecondo la quale Urlugal (Urnungal) succedette a Gilgamesh nelle funzioni di governatore della città di Uruk. Sebbene le vicende ricadano nell'ambito del mito non si esclude che dietro queste figure si possano celare personaggi storici reali.

Allora il giovane signore, il signore
Gilgamesh
si alzò. Un sogno! si scosse! Era tutto
un torpore!
Egli strofinò gli occhi! un silenzio
angosciante lo accompagnò!
Un sogno...
fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)


Fiume Eufrate (fonte immagine link)
Gli déi apparvero in sogno a Gilgamesh per comunicargli che prima o tardi sarebbe morto così come tutti gli uomini. Gilgamesh rinunciò dunque alla speranza di eludere la morte e decise di farsi costruire una tomba monumentale in base all'interpretazione del sogno fatta dal figlio Urlugal. Decide che la tomba doveva essere costruita sul fondo del fiume Eufrate deviando momentaneamente il corso del fiume per esservi seppellito insieme alla sua corte.

235 Il suo architetto disegnò la sua
tomba, come un luogo di prigionia.
Il dio Enki, con un semplice segno della
testa,
gli aveva rivelato il significato del suo
sogno.
Questo sogno, soltanto Urlugal l'aveva
interpretato; nessun altro uomo lo aveva saputo interpretare!
fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)


fonti:
Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

Questo articolo appartiene a CIVILTA' ANTICHE E ANTICHI MISTERI.
Per riprodurre questo articolo è necessario il consenso di "Civiltà antiche e antichi misteri".
In caso di consenso deve essere indicata chiaramente la fonte:




lunedì 7 dicembre 2015

L'INNO SUMERO ALLA ZAPPA, IL LAVORO NOBILITA L'UOMO



Il dio Enlil con in mano uno strumento da lavoro.
Il lavoro appartiene alla condizione umana dell'uomo, non è ne punizione ne maledizione. Secondo la mitologia sumera prima dell'uomo esisteva un tempo in cui una parte degli dèi era obbligata al duro lavoro. Gli dèi minori dovevano lavorare la terra e provvedere al sostentamento dei loro progenitori, fino al giorno in cui i grandi dèi decisero di creare un sostituto che potesse sopportare il peso del lavoro, sollevando le divinità minori dal gravoso compito. Al contrario di quanto si legge nella genesi biblica il lavoro non è una punizione, ma un destino e per questo motivo all'interno del contesto sumero non è corretto definire l'uomo uno schiavo degli dèi. "Dall'Inno alla zappa", un importate testo della letteratura sumera, apprendiamo che il lavoro rendeva l'uomo nobile e attraverso al lavoro l'uomo esprimeva la sua origine divina. L'Inno alla zappa appartiene alla scuola di Nippur, di cui il dio Enlil era la divinità poliade, ciononostante palesa un concetto cardine dell'intera cultura mesopotamica, ovvero: l'uomo esprime la sua natura e porta a termine il suo destino attraverso il lavoro.
L'inno descrive il dio Enlil che dopo aver scavato un buco nella terra crea la zappa e istituisce le mansione del lavoro. Successivamente elogia le qualità della zappa fin nei minimi dettagli e la deposita nel luogo in cui sorgerà il primo uomo per affidargliela. Alla zappa viene attribuito un'aspetto regale, la descrizione sembra quasi quella di uno scettro piuttosto che quella di uno strumento da lavoro e il dio Enlil l'affida all'uomo. Penso che non sia un caso che la prima città urbanizzata della storia sia sorta presso una cultura così dedita al lavoro, Uruk nel 3000 a.C. divenne la prima città a potersi definire tale anche grazie all'elevata specializzazione del lavoro.

martedì 17 novembre 2015

LA CREAZIONE DELL'UOMO DESCRITTA NELLA MITOLOGIA SUMERA



Nei miti sumeri si accenna spesso all'origine dell'uomo e sebbene esistano diverse versioni del mito, tutte concordano su un punto fondamentale, l'uomo è stato creato per sostituire gli dèi nel duro compito di lavorare la terra. Dopo IL TEMPO PRIMORDIALE, quando il mondo fu organizzato dal potere divino, le divinità erano divise in due categorie, gli dèi maggiori e gli dèi minori. Ai secondi spettava il gravoso compito di sostenere le divinità maggiori con il loro lavoro nei campi, ma venne il giorno che incrociarono le braccia per lamentarsi della loro condizione disagiata. In seguito alla protesta le divinità maggiori decisero di creare l'uomo, un sostituto che potesse sollevare gli dèi minori dal gravoso obbligo. Nelle prime righe del MITO SUMERO DI ENKI E NINMAH questa situazione è descritta molto chiaramente:


Tratto dal mito di Enki e Ninmah
1 Nei giorni antichi, nei giorni in cui cielo e terra furono separati,
nelle notti antiche, nelle notti, in cui cielo e terra furono
negli anni antichi, negli anni, in cui i destini furono fissati,
quando gli Anunna furono generati,
5 quando e dee furono prese in moglie,
quando le dee furono assegnate al cielo e alla terra,
quando le dee furono messe incinte e partorirono,
quando gli dèi erano obbligati al duro lavoro, per provvedere al loro sostentamento
allora i grandi dèi soprintendevano al lavoro mentre i piccoli dèi portavano il canestro del lavoro!
10 Gli dèi scavavano i canali e accumulavano terra in Harali;
essi dragavano la creta, però si lamentavano della loro vita!
...
 fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

Dalla vasta e documentata mitologia sumera sono emersi differenti miti che descrivono la creazione dell'uomo. La terra di Sumer era organizzata secondo il principio politico delle città-stato, e nell'ambito teologico ognuna di queste aveva sviluppato una propria scuola di pensiero. Enki era la divinità tutelare di Eridu, mentre Enlil quella di Nippur. I centri teologici di queste due città proposero due versione differenti della creazione dell'uomo.
Nel mito di Enki e Ninmah è Enki l'artefice della creazione, l'evento è descritto a partire dalla riga 23.

Tratto dal mito di Enki e Ninmah
...
Figlio mio, alzati dal tuo letto, tu che in virtù della tua saggezza comprendi ogni arte;
crea un sostituto degli dèi, affinché essi possano liberarsi del canestro del lavoro!>>
Alle parole di sua madre Namma, Enki si alzò dal suo letto,
25 il dio in Halanku, il suo angoletto delle riflessioni, si batté la coscia con il palmo della mano,
il saggio, l'intelligente, l'accorto che conosce tutto ciò che è perfetto ed artistico, il creatore che forma ogni cosa, fece apparire il Singen ed il Sigsar,
Enki stese il suo braccio verso esse e là crebbe un feto!
Enki, il creatore, dopo aver infuso della sua intelligenza (o saggezza) all'interno della creatura, sua emanazione,
a sua madre Namma rivolse la parola:
30 <<Madre mia, alla creatura che tu avrai formato imponi la corvée degli dèi!
Dopo che tu avrai mescolato l'interno della fertile creta dell'abisso, Singen e Sigsar gratteranno la creata e tu allora farai esistere i loro arti,
Ninmah sia la tua aiutante;
Ninimma, Suzianna, Ninmada, Ninbarag,
...                        
 fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)
Nel mito di Enki e Ninmah la creazione dell'uomo è frutto dell'infinita sapienza di Enki. Quest'ultimo creò Singen e Sigsar, che nel loro insieme rappresentano la matrice creata per contenere il feto. Enki la infuse della sua intelligenza e questa azione distinse l'uomo embrionale da tutte le altre forme animali. Il compito di completare la creatura venne affidato a Nammu (madre di Enki). Il mito continua poi con i tentativi di Ninmah (sorella di Enki) di creare uomini compiuti. I suoi tentativi tuttavia si rivelarono un vero fallimento, tutte le sue creature avevano gravi menomazioni, da cui ne derivò l'inconsolabile sconforto di Ninmah. Anche Enki il sapiente, non riuscì a fare meglio della sorella ma grazie alla sua infinità saggezza e benevolenza assegnò ad ogni creatura un destino che tenesse conto delle sue gravi menomazioni.
La descrizione dei tentativi di creare l'uomo andati male è contenuta nell'articolo:
Un classico della scuola di Nippur è L'inno alla zappa. In questo caso l'artefice della creazione è il dio Enlil (fratello di Enki). Enlil dopo aver separato il cielo e la terra e preparato le condizioni necessarie alla vita scavò un buco nella terra, dove depose la "forma" dell'umanità. Creò la zappa e stabilì le mansioni del lavoro che l'uomo avrebbe dovuto svolgere. L'uomo spuntò dal terreno come se fosse il germoglio di una pianta ed Enlil gli affidò la zappa e di conseguenza l'incombenza di portare il canestro del lavoro per sostenere gli dèi.

Inno alla zappa
1 <<il Signore ha fatto veramente risplendere tutto ciò che è appropriato,
Il Signore, la cui decisione dei destini è immutabile,
Enlil, affinché il seme del Paese uscisse dalla terra,
si affrettò a separare il cielo dalla terra,
5 si affrettò a separare la terra dal cielo.
Affinché Uzumua facesse germogliare la "forma" (dell'umanità),
Enlil apre una fessura nel pavimento di Duranki;
egli crea la zappa e sorge il giorno;
egli istituisce le mansioni del lavoro, stabilisce il destino
10 e mentre egli avvicina il braccio alla zappa e al canestro di lavoro,
elogia Enlil e la sua zappa.
La zappa aurea, dalla testa di lapislazzuli,
tenuta da fermi d'oro e d'argento delicati,
la cui lama sembra un vomere di lapislazzuli,
15 e la punta un unicorno solitario su una vasta piana.
Dopo aver elogiato la zappa, il signore ne fissò il destino,
e dopo averla cinta di una corona verdeggiante, egli porta la zappa in Uzu'ea.
Depone la <<forma>> dell'umanità nella fessura
20 e mentre il suo paese davanti a lui germoglia come erba dalla terra,
Enlil li guarda benevolmente i suoi sumeri.
Gli dèi Anunna si dispongono davanti a lui
e alzano le loro mani portandole (in gesto di preghiera) alla bocca,
essi rivolgono preghiere ad Enlil,
25 e consentono al suo popolo sumerico di prendere in mano la zappa>>.

       fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)


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