mercoledì 24 agosto 2016

7 MILIONI DI ANNI FA LA DIVERGENZA EVOLUTIVA TRA UOMO E SCIMPANZE'



Questo testo appartiene a Civiltà antiche e antichi misteri

Cranio fossile di Sahelanthropus tchadensis.
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Il genoma dello scimpanzé e quello dell'uomo moderno differiscono soltanto dell'1,23%. Sulla base delle ricerche svolte nel campo della paleoarcheologia si ritiene che il più recente antenato comune tra uomo e scimpanzé sia vissuto in Africa tra i 7 e 5 milioni di anni fa. Nel 2001 un team di paleontologi e geologi dell'Università di Poitiers, impiegati in una campagna di scavi nel deserto centroafricano del Djurab in Ciad, portò alla luce alcuni resti fossili di quella che venne riconosciuta essere una specie ominide vissuta tra i 7 e 6 milioni di anni fa. Fu denominato Sahelanthropus tchadensis, ma dai pochi resti recuperati, un cranio, cinque parti della mascella e alcuni denti, non fu possibile determinare con esattezza diversi aspetti fondamentali della sua anatomia e di conseguenza il suo comportamento, in primis se fosse in grado o meno di spostarsi utilizzando prevalentemente gli arti inferiori. Nonostante i pochi resti disponibili, le caratteristiche anatomiche del  cranio e la datazione di quest'ultimi, inducono a pansare che questa specie abbia vissuto in un epoca relativamente vicina a quella in cui si verificò la divergenza evolutiva che ha portato da una parte all'evoluzione dell'uomo e dall'altra a quella dello scimpanzè, e che possa per perciò rappresentare un'antenato comune ad entrambe. Ricostruire l'evoluzione umana presenta enormi difficoltà perché le fasi di sviluppo non hanno seguito una linea rettilinea, quanto più un percorso ramifico determinato dallo sviluppo e di diverse specie poi estinte. La ricostruzione dei percorsi di sviluppo, tra cui uno soltanto ha portato alla comparsa dell'uomo odierno, presenta diversi rami troncati e molteplici casi in cui diverse specie di ominidi o antenati dell'uomo hanno convissuto durante la stessa epoca storica.  Oltre alla difficoltà che comporta collocare ogni singolo reperto all'interno di un quadro così complesso e riuscire a svelare eventuali relazioni di discendenza tra una specie e l'altra, ogni teorizzazione può essere continuamente soggetta a modifiche determinate da nuove evidenze archeologiche.