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lunedì 16 maggio 2016

LA STORIA DELL'ISOLA DI PASQUA NASCONDE UN AVVERTIMENTO PER L'UOMO MODERNO



Questo testo appartiene a Civiltà antiche e antichi misteri

Una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro.
(cit.Robert Anson Heinlein)

Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna.
(cit.Aldous Huxley)
Le indagini archeologiche hanno dimostrato che la colonizzazione dell'Isola di Pasqua cominciò attorno al 600 d.C. I primi colonizzatori conosciuti furono polinesiani e quella che svilupparono divenne la civiltà più isolata della storia. Gli abitanti dell'isola, a differenza di tutti gli altri popoli dell'antichità, non dovettero mai fronteggiare l'insidia di una minaccia esterna, per cui mantennero la loro identità culturale intatta per secoli. L'Isola, con una superficie di 166 km quadrati, è collocata a 3200 km dalle coste del Sud America e a 2200 km dell'isola abitabile più vicina. La sua latitudine garantiva ai colonizzatori un clima umido e temperato, mentre il terreno di origine vulcanica era particolarmente fertile e produttivo. Tuttavia questa combinazione di circostanze favorevoli non salvò la civiltà polinesiana dell'isola da un drammatico decadimento.

giovedì 21 aprile 2016

I PUQUIOS, GLI ACQUEDOTTI DEI NAZCA



I Nazca furono una civiltà preincaica che prosperò nell'arido deserto centro peruviano tra il III secolo a.C. e il VI secolo d.C. A questo popolo sono state attribuite le enigmatiche LINEE DI NAZCA, un complesso insieme di figure geometriche e disegni tracciati sul terreno che a tutt'oggi non sono stati ancora perfettamente compresi.
Linee di Nazca
Le linee ricoprono un'area di 400 chilometri quadrati e dalla loro estensione si deduce che a crearle fu una numerosa ed organizzata comunità di persone, circostanza inaspettata se si considera il luogo estremamente inospitale in cui furono realizzate. 
Sul deserto di Nazca non piove praticamente mai, meno di un giorno all'anno, mentre il fiume che attraversa la valle scendendo dalla precordigliera andina offre acqua corrente soltanto per un mese all'anno. Nonostante queste condizioni proibitive i nazca riuscirono a basare il sostentamento della loro comunità sull'agricoltura intensiva, stabilendo nella valle la coltivazione di molti prodotti tra cui mais e fagioli. Per poter soddisfare il bisogno idrico agricolo e domestico scavarono decine di pozzi a spirale (chiamati puquios) che andavano a formare un sistema di acquedotti sotterranei da cui prelevarono l'acqua necessaria alle loro attività.
L'acquedotto garantiva acqua corrente ai loro insediamenti in ogni stagione dell'anno e rendeva possibile la coltivazione intensiva dei prodotti agricoli. Il deserto di Nazca è uno dei più aridi al mondo ma grazie a questa opera ingegneristica divenne una regione abitabile. Questo sofisticato sistema idraulico è in grado di recuperare l'acqua dalle falde acquifere e di convogliarla nei canali rendendone fruibile l'utilizzo. Ciò che rende ancor più notevole quest'opera è il fatto che sia tutt'oggi utilizzata dagli agricoltori locali per irrigare i campi della valle. Si ritiene che la forma a spirale sia stata scelta per convogliare il vento in maniera da mantenere l'acqua in movimento, tuttavia non sono d'accordo con questa ipotesi perché durante la mia visita ai puquios di Nazca l'acqua era corrente nonostante non tirasse un alito di vento e il deserto di Nazca è famoso per essere poco ventoso. A mio parere la forma a spirare è stata realizzata per poter scendere comodamente all'interno del pozzo, circostanza utile durante lo scavo dei canali sotterranei che collegano i pozzi e durante le frequenti operazioni di manutenzione.
A volte ho l'impressione che alcune persone si complichino la vita andando a ricercare le spiegazioni più improbabili, quando invece la spiegazione più semplice è anche la più plausibile.
E' oppinione diffusa che esista una relazione tra alcune linee tracciate nel deserto e questi acquedotti, alcune linee conducono ai punti in cui i nazca attingevano l'acqua, avvalorando l'ipotesi che le linee fossero una sorta di percorso simbolico e cerimoniale verso luoghi importati. E' probabile che questo concetto si estendesse anche alla volta celeste come suggeriscono alcune linee che sembrano orientate con le albe e il tramonti solstiziali. 

Il mio accompagnatore mi ha portato su un piccolo avvallamento dal quale era possibile vedere una linea della lunghezza di qualche chilometro che partiva dalle montagne che fronteggiano a sud la valle (foto sottostante, ingrandendo l'immagine si può osservare meglio). Questa linea indica la direzione esatta in cui si trovano gli antichi pozzi di Nazca.

Manuel di Civiltà antiche e antichi misteri

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sabato 12 marzo 2016

FRANCISCO PIZARRO E LA CONQUISTA DELL'IMPERO INCA



La conquista dell'impero Inca è avvenuta nei primi decenni del Cinquecento per mano degli avventurieri spagnoli, detti conquistadores, che con un colpo di mano riuscirono a cancellare un vasto impero.
Il primo conquistador che si accinse all'impresa fu Pascual de Andagoya. Munito di una patente ufficiale Andagoya partì, nel 1522, su una piccola nave e si diresse verso Sud, lungo le coste sconosciute dell'attuale Colombia. Aveva raggiunto un fiume, detto Birù dagli indigeni e questo nome, deformato in Perù sarebbe stato in seguito attribuito a tutto il territorio degli Inca. Andagoya tornò nella colonia con uno scarso bottino e con la consapevolezza che le coste a sud di Panamá erano ostili e inospitali. Tuttavia portava anche delle notizie raccolte in alcuni villaggi incontrati durante il suo viaggio. Queste voci narravano di un grande e ricchissimo regno posto più a Sud dove l'oro era diffuso e d'uso comune. Le voci su un regno dell'oro si sparsero ovviamente per tutta la colonia sollevando il sorriso ironico dei più. Non tutti erano però disposti ad accantonarle come semplici leggende. Tra questi erano Francisco Pizarro e con lui Diego de Almagro ed Hernando de Luque. L'identità di interessi favorì un'associazione tra avventurieri che decisero di consorziarsi per dare corpo alla spedizione. Pizarro ne fu comandate. L'avvio della spedizione avvenne nel novembre del 1524. Come convenuto la comandava Pizarro che si imbarcò, alla testa di cento uomini, su un solo vascello. Almagro doveva raggiungerlo con un'altra imbarcazione, al momento in riparazione. Avrebbe approfittato dell'attesa per reclutare quanti più uomini avesse potuto radunare a Panamá.

Primo viaggio
Francisco Pizarro (fonte immagine) 
Pizarro giunse agevolmente all'imboccatura del fiume Birù che era il limite estremo raggiunto da Andagoya, e un'esplorazione sommaria del luogo lo convinse a proseguire. I conquistadores impiegarono l'attesa per esplorare il territorio, acquitrinoso e malsano, ma non incontrarono anima viva e neppure trovarono alcunché per placare la fame. Il ritorno era ormai l'unica via da seguire e seppure a malincuore, lo stesso Pizarro infine accondiscese. Temeva tuttavia l'ira di Pedrarias e giunto a Chicamá, nei pressi di Panamá non si risolveva ad entrare in città.

martedì 9 febbraio 2016

SOLSTIZIO D'INVERNO A MACHU PICCHU, ORIENTAMENTO ASTRONOMICO DEL TEMPIO DEL SOLE


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I solstizi erano occasione di festività in varie culture di tutto il mondo. Per comprendere il motivo per cui in passato era importante monitorarli, bisogna sapere che per l'uomo antico rappresentavano "fari d'orientamento" su far conto per misurare il tempo sul lungo periodo. Ho creato questo video per mostrare cosa succede all'interno del Tempio del Sole di Machu Picchu all'alba del solstizio d'inverno. Soltanto in questa data i primi raggi del Sole sono perfettamente allineati con la finestra nord-est e con il puntatore solstiziale che gli inca scolpirono sulla roccia sacra del tempio. Una configurazione magica della durata di pochi minuti che si ripete soltanto una volta all'anno. (voglio ricordare che nell'emisfero australe le stagioni sono invertite rispetto a quello boreale e siccome Machu Picchu si trova in Perù il solstizio d'inverno cade il 21 giugno anziché il 21 dicembre, al contrario di quanto avviene nell'emisfero boreale)
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ORIENTAMENTO ASTRONOMICO DI MACHU PICCHU

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domenica 11 ottobre 2015

RANU RARAKU, LA CAVA DA CUI VENIVANO ESTRATTI I MOAI



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Ranu Raraku è probabilmente il principale punto d'interesse dell'isola di Pasqua. Questo è il luogo dove i moai venivano scolpiti direttamente sulla parete rocciosa. Anche se non è ben chiaro come ciò avvenisse, venivano staccati e trasportati sino alla costa dove altri operai li rifinivano. Quasi certamente il processo richiedeva slitte o rulli di legno e a questo riguardo si pensa che la domanda di legno necessaria a supportare la continua erezione di statue abbia portato al totale disboscamento dell'isola. Tuttavia c'è un'altra ipotesi che sta riscuotendo molto successo ed è anche quella più suggestiva: forse i moai furono trasportati in posizione eretta e questa idea rispecchia la leggenda tramanda dalla tradizione orale secondo la quale i moai raggiunsero le loro destinazioni camminando. Thor Heyerdahl, nel corso di una spedizione effettuata nel 1955, dimostrò come il trasporto fosse fattibile con l'uso di corde e pali e con l'impiego di una squadra composta da alcune decine di persone.

Il moai di 21 metri lasciato incompleto 
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I moai hanno tutti un aspetto simile, labbra serrate e mento in alto gli fanno assumere un'espressione severa, tanto da suscitare rispetto e timore. Oggi le orbite degli occhi sono vuote, ma un tempo avevano una pupilla di ossidiana circondata da una sclera di corallo bianco. Ci sono quasi 1000 moai conosciuti sulla superficie dell'isola e quasi tutti sono stati ricavati dal tufo basaltico del cratere Rano Raraku. Nelle vicinanze di questo cratere si trovano quasi 400 statue incomplete abbandonate. Questa roccia a grana eterogenea è relativamente tenera, a differenza del basalto, che deriva dalla solidificazione di un magma. I cappelli rossi posti su alcuni moai completati invece sono stati ricavati da un tufo rossastro proveniente dal piccolo cratere di Puna Pau, distante circa 10 chilometri da Rano Raraku.
La cava di Rano Raraku sembra essere stata abbandonata all'improvviso, con alcune statue lasciate ancora incomplete nella roccia. Tra queste vi è la statua più grande, lunga 21 metri. Il significato dei moai è ancora oggi poco chiaro e nonostante esistono molte teorie sarà quasi impossibile verificarle.

Cratere Ranu Raraku, cava dei moai
La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dai polinesiani, abitanti dell'isola a partire dall'anno 1000 d.C. Il significato più comune, tramandato dagli attuali discendenti maori, è quello di essere statue augurali, in grado di portare benessere e prosperità laddove volgono lo sguardo. Secondo questa teoria è per questo che molti sono stati rivolti verso il mare, per auspicare sempre un'abbondante pesca. Si ritiene inoltre che i piccoli moai siano le rappresentazioni degli antenati defunti o di importanti personaggi della comunità, a cui vennero dedicate statue come segno di riconoscenza. Dal mio punto di vista queste spiegazioni sono un po' troppo semplicistiche e ben lontane dal reale significato che gli antichi abitanti dell'isola attribuivano a questi enigmatici monumenti. 



Leggi anche 
I PRIMI MISTERIOSI COLONIZZATORI DELL'ISOLA DI PASQUA
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fonte testo:https://it.wikipedia.org/wiki/Moai

domenica 4 ottobre 2015

PUNTATORE EQUINOZIALE DI MACHU PICCHU


Machu Picchu era una cittadella inca dedicata al culto del Sole. Tra i suoi edifici si celano decine di puntatori astronomici e questo fa pensare che la sua principale funzione fosse quella di essere un grande osservatorio riservato ad un determinato ordine di persone. Come ho già scritto negli articoli "L'ORIENTAMENTO ASTRONOMICO DEL TEMPIO DEL SOLE" e "LA PIETRA INTIHUATANA, UN PILASTRO A CUI LEGARE IL SOLE" era il Sole la principale fonte d'interesse per il popolo Inca.

Gli antichi, osservando il Sole e il cielo stellato, si accorsero che alcuni eventi si ripetevano con regolarità nel lungo periodo e che esisteva un legame diretto tra questi eventi e l'alternanza delle stagioni. Per misurare i lunghi periodi presero come riferimento i solstizi e gli equinozi, veri e propri "fari d'orientamento" nella primitiva misurazione del tempo.
Mentre attraversavo gli edifici del settore urbano est di Machu Picchu, il mio accompagnatore mi ha mostrato un grande blocco di pietra collocato all'interno di un muro, sul quale era stata scolpita una protuberanza forata lungo l'asse verticale. Si tratta di un'indicatore equinoziale. Durante il giorno dell'equinozio, esattamente a metà giornata, mettendosi sotto la protuberanza è possibile vedere il Sole al suo interno. Siccome 
alle ore 12:00 del 20/21 marzo (equinozio d'autunno, in Perù le stagioni sono invertite) il Sole si trova a un'altezza di 76,5° rispetto al terreno, se la pietra con il foro fosse stata messa a piombo non si sarebbe configurato l'allineamento, di conseguenza anche la pietra e il foro sono stati sistemati nella parete con un'inclinazione di 76,5° rispetto al terreno, in modo da risultare perfettamente allineati con la posizione del Sole in questo determinato giorno. Questo allineamento si configura soltanto due volte all'anno in corrispondenza dell'equinozio d'autunno e di primavera.



A destra i dati relativi alla posizione del Sole in località Machu Picchu durante l'equinozio del 20/21 marzo e quello del 22/23 settembre. Grazie a questo indicatore gli antichi potevano determinare il momento dell'anno in cui la durata del giorno eguaglia quella della notte e l'avvento della stagione primaverile o di quella autunnale. Queste osservazioni insieme a quelle dei solstizi erano indispensabili sia per motivi di culto, sia per motivi pratici, in quanto erano fondamentali nella programmazione di tutte le attività necessarie al sostentamento. 

Manuel di Civiltà antiche e antichi misteri

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domenica 27 settembre 2015

GEOGLIFO DI PARACAS E ISOLE BALLESTAS



Il Candelabro di Paracas è un grande geoglifo che è stato realizzato scavando il terreno e la roccia fino a due metri di profondità. Si trova in Perù, sulla costa desertica che si affaccia sull'oceano Pacifico, nelle vicinanze del piccolo paese di pescatori di Pisco. E' stato datato al 200 a.C. in base ad alcuni artefatti rinvenuti nella zona riconducibili alla civiltà di Paracas, anche se molti credono che possa essere anche più antico. Per via della sua forma è stato chiamato "candelabro di Paracas", ma  lo scopo e il significato di questa forma rimane sconosciuto. Sono state fatte molte ipotesi a riguardo a questo geoglifo che ricorda le non molto distanti LINEE DI NAZCA, secondo alcuni si tratta di un simbolo divino, per altri è uno strumento di navigazione utilizzato dagli antichi marinai. Il candelabro di Paracas è lungo circa 180 metri e si trova sopra una collina, a un centinaio di metri sopra il livello del mare, per questo motivo può essere avvistato dal mare fino a una distanza di 12 miglia dalla riva.
In Perù si dice che i conquistadores credettero che il geoglifo rappresentava la Santissima Trinità e lo presero come un buon auspicio e un segno a procedere con la loro missione di conquista territoriale e religiosa, anche se non esistono documenti storici per autenticare questa affermazione. Oggi il "Candelabro" si trova all'interno della riserva marina di Paracas a dieci minuti di navigazione dalle bellissime Isole Ballestas. Le Isole Ballestas sono un gruppo di piccole isole al largo della città di Pisco che costituiscono un importante santuario per la fauna marina con una gran varietà di uccelli marini ed altri animali, come ad esempio i pinguini di Humboldt e due varietà di pinnipedi (le otarie orsine e i leoni marini). 

venerdì 21 agosto 2015

ORIENTAMENTO ASTRONOMICO DEL TEMPIO DEL SOLE DI MACHU PICCHU




Tempio del Sole "El torreon".
Il Tempio del Sole ha una pianta semicircolare che si affaccia sul lato orientale e per via della sua forma è stato soprannominato "El Torreon". Composto da blocchi finemente lavorati  è stato costruito sopra una grande roccia affiorante dal terreno. La posizione anomala della grande roccia su cui poggia il tempio potrebbe far pensare che sia stata in qualche modo collocata in quella posizione. Anche se questa sembra ipotesi audace non bisogna dimenticare che gli uomini che hanno costruito questo tempio sono gli stessi che hanno spostato gli enormi blocchi della fortezza di SACSAYHUAMAN a Cuzco. Ai piedi della roccia si trova un piccola grotta, al cui interno sono state realizzate delle nicchie che probabilmente fungevano da santuario. Anche se non vi fu mai rinvenuta alcuna mummia, Hiram Bingham battezzò questa cavità "Tomba Reale", ipotizzando che fosse il sepolcro che conteneva le spoglie del sovrano Inca figlio del Sole.

lunedì 10 agosto 2015

IL MITO DEI GIGANTI NELLA TRADIZIONE DEI NATIVI ECUADOREGNI SOTTOPOSTI ALL'IMPERO INCA



Premessa
...Negli ultimi anni il web è diventato una giungla in cui è sempre più difficile distinguere la realtà dalla falsificazione. Questo fenomeno è da attribuirsi principalmente a due cause. Da un lato ci sono i furbetti che falsificano la realtà per ricavarne un guadagno economico, dall'altro c'è il pubblico che condivide ingenuamente notizie infondate o immagini falsificate, scambiandole per veritiere. Ogni volta che vi capita di cliccare sopra una pubblicità qualcuno da qualche parte, in Italia o nel Mondo, sta guadagnando qualche centesimo di euro per il vostro "clic". E' chiaro che un singolo "clic" è trascurabile in termini di guadagno, ma le pagine che arrivano a contare migliaia di visite giornaliere riescono a ricavare cifre interessanti dagli introiti pubblicitari, grazie ad un maggior numero di "clic" sugli annunci. Tante persone non sono consapevoli che esistono un gran numero di siti specializzati nel comporre notizie che non sono altro che specchietti per le allodole e che il loro unico scopo è quello di attirare pubblico sul sito, in modo che il lettore possa finire volontariamente o accidentalmente su qualche pubblicità. Per farlo usano i modi più disparati, tra cui: titoli sensazionali ed immagini contraffate. Questo è un fenomeno che non riguarda soltanto la categoria dell'ignoto, ma si estende un po' a tutti gli ambienti. Col passar degli anni la falsificazione ha saturato il web di falsi miti, bufale e leggende metropolitane, contaminando in maniera quasi irreparabile la categoria dell'ignoto. So per certo che la storia, ed il mondo che ci circonda, sono pieni di eventi o di fenomeni inspiegabili, dunque è giusto indagarli ed informare le persone riguardo la loro reale esistenza. Ma per quanti che possano essere gli eventi misteriosi reali, le bufale in circolazione saranno sempre cento volte di più, facendo si, che anche laddove il mistero esista veramente, questo risulti totalmente screditato da un'ambiente generale di poca serietà...
Manuel di Civiltà antiche e antichi misteri

La possibile esistenza di giganti nel passato è un argomento che affascina molte persone e per questo motivo tanti sono stati ingannati dalle innumerevoli immagini false che circolano sul web. A tal proposito ho scritto un articolo intitolato "LE FOTO CONTRAFFATTE DEGLI SCHELETRI GIGANTI". lo scopo di questo articolo non è quello di mettere una pietra tombale sulla possibile esistenza dei giganti in passato, ma dimostrare che le prove su cui molte persone basano le loro certezze sono totalmente false. Dal canto mio non saprei dire se uomini giganti siano realmente esistiti in passato e nel caso quanto potevano essere effettivamente alti, però nutro il sospetto che i numerosi miti sparsi tra le varie culture del pianeta possano contenere un fondo di verità. Sicuramente è possibile che siano esistiti alcune popolazioni con una statura significativamente superiore alla media e che l'incontro tra quest'ultimi e popolazioni indigene abbia fatto fatto nascere miti in varie parti del mondo agli albori delle civiltà. A pensarci, anche un individuo di due metri di altezza avrebbe potuto destare grande meraviglia se portato all'interno di una comunità dove l'altezza media di un uomo non supera il metro e cinquanta e da un simile incontro sarebbero potute nascere storie folcloristiche destinate a perdurare per secoli. Come ho detto in precedenza non ho prove materiali per valutare la possibile esistenza passata di uomini più alti di quanto ipotizzato nel mio ragionamento, ma allo stesso tempo non mi sento neppure di escluderla categoricamente. Per il momento riconosco che le prove materiali della passata esistenza dei giganti non sono molto consistenti, ma allo stesso tempo le memorie più antiche dell'uomo, conservate nel mito, lasciano aperto uno spiraglio su questa ipotesi.
Qui di seguito ho riportato uno dei tanti miti sui giganti giunti fino ai giorni nostri, il mito conservato nella tradizione orale di un popolo indigeno nativo del Peru' sottoposto all'impero inca. Quanto riportato è tratto dai "commentari reali degli inca" un libro scritto nel 1600 da Garcilaso de la Vega, uno scrittore peruviano figlio di un conquistatore della seconda ondata e di una donna inca di discendenza reale. Ciò che ha scritto nelle sue preziose cronache lo ha appreso dai suo parenti da parte di madre e dai diretti discendenti degli inca che vivevano a Cuzco nei primi anni dopo la conquista, oltre che da questi, ha attinto molte informazioni anche da cronisti più anziani di lui, come Pedro Cienza de Leon, che seguirono i primissimi anni della conquista dell'impero inca. Questi preziosissimi resoconti hanno reso possibile la ricostruzione di tantissimi aspetti sociali della società inca, dall'ordinamento sociale all'idolatria, che altrimenti sarebbero andati persi per sempre dato che gli inca non avevano una forma di scrittura. Oltre a questo  la chiesa cattolica si adoperò molto per sradicare le vecchie tradizioni dai nuovi possedimenti, convertendo, con maniere anche brutali, i popoli di quelle terre.


Tratto da "Commentari reali degli inca" di Garcilaso del la Vega, capitolo IX, pag. 899, ed. Bompiani,
anno 1609

...Prima di dipartirci da codesta regione, converrà ricordare una storia degna di nota e di grande ammirazione, che i  suoi indigeni si tramandano come retaggio degli avi, antica di molti secoli, secondo la quale certi giganti vi giunsero dal mare prendendo terra su quella che oggi è detta Punta di sant'Elena, e che così fu battezzata perché i primi spagnoli l'avvistarono appunto il giorno anniversario della santa. E, siccome degli storiografi spagnoli che accennano ai giganti Pedro Cienza de Leon è quegli che più ampiamente ne scrive, riportando le testimonianze da lui raccolte nella stessa provincia in cui i giganti vissero, mi è parso opportuno citarlo qui alla lettera; infatti, se è vero che il padre maestro Joseph de Acosta e il cronista Agustin de Zarate dicono le stesse cose, lo fanno in maniera assai sommaria. Ecco dunque quanto afferma Pedro Cienza, capitolo cinquantaduesimo:
"poiché in Perù corre fama dei giganti sbarcati sulla costa alla punta di Sant'Elena che si trova nel dipartimento della città di Puerto viejo (nell'odierno Ecuador), mi è parso bene dar notizia di quanto ne ho udito riferire senza prendere troppo sul serio il volgo e suoi detti, ché esso sempre ingrandisce ed esagera. Ordunque, narrano gli indigeni, in base a quanto udirono dai loro padri, ai quali a loro volta la voce era giunta dagli avi, che via mare erano arrivati, a bordo di zattere di giunco fatte a guisa di grandi barche, certi uomini di statura tale che uno di loro era alto dal ginocchio in giù quanto un uomo comune tutto intero, ancorché di buona statura e che le loro membra erano di dimensioni proporzionate a corpi così difformi, e che mostruosi ne apparivano i capi, tant'eran grossi, e che i capelli spiovevan loro sulle spalle. Sostenevano che gli occhi avevano dimensioni di ciotole. Erano glabri, alcuni di essi vestiti con peli di animali, altri con la pelle che natura diede a loro, né avevano donne con sé; e costoro sbarcati che furono sul promontori, dopo avervi creato uno stanziamento a guisa di villaggio (e ancora oggi gli indigeni conservano memoria del sito), poiché mancavano d'acqua scavarono, onde ovviare all'inconveniente, certi pozzi profondissimi, opera per certo degna di memoria, compiuta come fu da uomini così forti come è presumibile che fossero costoro, data la loro grandezza. E tali pozzi li scavarono nella roccia viva, finché giunsero nella falda acquifera, e non contenti ancora, penetrando con una galleria nel sasso, per modo che durassero molto a lungo, intere età; e se ne estrae acqua assai buona e salubre, e sempre così fredda che è un piacere berla.
"Ordunque, avendo costruito le proprie sedi, e disponendo dei pozzi o cisterne che s'è detto, ai quali attingevano l'acqua, codesti uomini smisurati o giganti che fossero si impadronirono di quanto c'era da mangiare nella contrada e su cui riuscivano a mettere le mani, al punto che sostengono che uno di loro divorasse più che cinquanta uomini nativi di quella terra; e, non bastando a sostenerli il cibo che trovavano, catturavano una gran quantità di pesci del mare mediante le reti e gli apparecchi di cui a tale scopo disponevano.

Erano assai odiati dagli indigeni perché per usare con le loro mogli le uccidevano e lo stesso facevano con gli uomini, per altre ragioni. E gli indiani non erano in numero sufficiente per uccidere questa nuova gente, venuta a occupare la loro terra e a togliergline la signoria; fecero, sì grandi raduni per discuterne, ma non osarono assalirli. Trascorsi alcuni anni, restando pur sempre codesti giganti nella contrada, vuoi perché mancassero loro le donne, e le indigene non si confacevano alle loro dimensioni, o vuoi perché si trattava di un vizio diffuso tra loro per consiglio e sobillazione del diavolo maledetto, sta di fatto che usavano a vicenda del sozzo peccato della sodomia, che è così grande e orribile, e lo commettevano pubblicamente e sorprendentemente, senza tema di Dio e con poco rispetto si sé stessi; e gli indigeni sono concordi nell'affermare che Dio nostro signore, non parendogli tollerabile peccato tanto malvagio, inviò loro un castigo a esso conforme; e dicono pertanto che, mentre tutti coloro che erano perdutamente dediti alla loro maledetta sodomia, ecco che venne fuoco dal cielo, terribile e spaventoso, che faceva gran frastuono, e dal suo mezzo uscì un'angelo risplendente con una spada affilatissima e che assai fulgeva, e con un solo colpo tutti uccise, e il fuoco li consumò, sì che non ne rimasero che poche ossa a calvaria, che a memoria del castigo volle Dio che restassero senza essere consumate dal fuoco. Questo dicono dei giganti e noi crediamo che così avvenne perché, nei luoghi che indicano, si son trovate e si trovano ossa grandissime, e ho udito dire dagli spagnoli che hanno visto frammenti di molari che, a loro giudizio, interi dovevano pesare più di una libra da macellai; e che avevano avuto sott'occhio un'altro frammento d'osso, questo di tibia che è mirabile a dirsi quant'era grande, e che è testimonianza dell'accaduto; e a parte questo, si possono vedere i siti in cui coloro costruirono i propri villaggi, nonché i pozzi ovvero le cisterne, Quanto all'affermare da che parte o per quale via i giganti vennero, no mi ci azzardo, poiché lo ignoro."

"In questo nostro anno 1550, ho udito dire, stando io nella Ciudad de los Reyes, che, essendo viceré e governatore della nuova Spagna l'illustrissimo don Antonio de Mendoza, sono stati quivi rinvenuti certi ossami di uomini, non meno grandi di quelli suddetti giganti; se non addirittura maggiori; e a parte questo ho udito prima ancora che nella Città di Messico, o in altra parte di quel regno, in un antichissimo sepolcro sono stati trovati ossami di giganti, e magari si trattò sempre degli stessi."

fonte:commentari reali degli inca di Garcilaso del la Vega, capitolo IX, pag. 899, ed. Bompiani,
anno 1609

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sabato 1 agosto 2015

SACSAYHUAMAN, IL REGNO DI PIETRA

Durante il mio viaggio nelle terre degli inca ho potuto trascorrere due ore in completa solitudine all'interno della fortezza di Sacsayhuaman. Oltre che un privilegio è stata un'esperienza mistica difficile da raccontare, ci proverò con le riprese di questa eccezionale esperienza.

Manuel di Civiltà antiche e antichi misteri


sabato 4 luglio 2015

LA PIETRA INTIHUATANA, UN PALO A CUI LEGARE IL SOLE





Pietra Intihuatana, Machu Picchu
La conformazione di Machu Picchu e la presenza di moltissimi indicatori astronomici ci fa credere che fosse una città sacra riservata al culto del Sole. Ho passato due intere giornate nella cittadella ed ho avuto modo d'osservare quanta cura gli inca dedicarono alla misurazione dei periodici movimenti della nostra stella. A tale scopo avevano scolpito nella pietra un'innumerevole quantità di forme, che grazie a precisi allineamenti segnalavano i solstizi e gli equinozi. Conoscere con precisione il giorno dell'anno in cui si verificavano determinati avvenimenti astronomici era utile non solo per fini religiosi, ma anche per regolare tutte le attività necessarie al sostentamento. Come ho detto sono molti gli indicatori astronomici che ho esaminato in questo sito archeologico e in questo articolo descriverò la pietra Intihuatana. Questa scultura si è dimostrata essere un precisissimo indicatore che segnala i due giorni dell'anno che corrispondono agli equinozi, ovvero gli unici giorni dell'anno in cui il giorno ha la stessa durata della notte. Il nome Intihuatana deriva da due parole quequa, "Inti" che significa Sole e "huata (wata)" che significa legare, Il suffisso finale "na" serve per indicare il sostantivo, quindi l'intera parola "Intihuatana" potrebbe essere tradotta volgarmente in "il legatore del sole", oppure "il luogo che lega Sole". 

sabato 27 giugno 2015

MITOLOGIA INCA, IL DIO VISIBILE E QUELLO INVISIBILE



Stando a quanto ha scritto Garcilaso de la Vega nei suoi resoconti, la cultura e la mitologia inca ebbero inizio con il primo sovrano Manco Càpac. La venuta di quest'ultimo e lo sviluppo della cultura inca divise nettamente la storia del Perù in due periodi, definiti prima e seconda età. Manco Càpac persuase gli indiani ad abbandonare i vecchi culti, spingendoli ad adorare Inti, il Sole. Il sovrano mostrò agli indiani gli innumerevoli benefici che ogni giorno ricevevano dal Sole loro padre, distogliendoli dall'adorazione di piante o animali, come il rospo o la lucertola, dai quali non ricavavano alcun beneficio.
Presto molti uomini legati ai culti della prima età si resero conto che gli animali e le piante che tenevano per dei dipendevano in realtà dal Sole, che con la sua energia li nutriva e li faceva crescere. Ci tengo a sottolineare che durante il mio viaggio in Perù ho avuto modo di ascoltare molte leggende su Manco Càpac e sua sorella Mama Ocllo, alcune persone raccontavano le storie riferendosi a loro come personaggi storici reali, mentre altre lo facevano parlando di figure mitologiche.

L'idolatria non fu certo l'unico cambiamento, infatti Manco Càpac fu a tutti gli effetti un civilizzatore che insegnò agli uomini del primo tempo le arti necessarie al sostentamento. Istruì gli indiani su come coltivare e su come allevare il bestiame, inoltre insegno' loro a costruire case e templi in cui adorare il Sole loro padre.
Tempio dedicato al Sole a Machu picchu e il suo orientamento astronomico.
Sua sorella e moglie Mama Ocllo invece, insegnò alle donne a filare, a tessere e a crescere i figli. Manco Càpac istruì poi gli uomini del primo tempo riguardo le leggi, dandogli precisi ordinamenti e precetti morali. Questi furono indispensabili per regolare la convivenza dei vassalli e favorire lo sviluppo di una società organizzata. Questi ordinamenti provenivano direttamente dal Sole, in tal modo contravvenendoli si compiva un atto blasfemo nei suoi confronti. A tal proposito voglio far notare un'eccezionale congruenza che esiste con la tradizione mesopotamica, in particolare con una delle primissime tavole delle leggi a noi pervenuta, il codice di Hammurabi.

Come ho scritto nell'articolo IL CODICE DI HAMMURABI, LA LEGGE (NON) E' UGUALE PER TUTTI, il sovrano babilonese sottolineò l'origine divina delle leggi facendo rappresentare sopra la stele degli ordinamenti il dio solare Shamah nell'atto di porgere le leggi al Re. Tra i popoli della mezzaluna fertile, come nel fiorente impero inca in Perù, venne evidenziata l'origine divina delle leggi, questo aspetto garantiva un maggior rispetto degli ordinamenti dato che le persone avevano un profondo rispetto per gli dei e temevano la loro collera. Tra le molte divinità babilonesi fu al Sole Shamash che spettò il compito di regolamentare la vita degli uomini, cosi' come il Sole Inti fece per il popolo inca. Chiaramente potrebbe trattarsi soltanto di una coincidenza ma nelle nostre considerazioni dobbiamo anche tener conto del fatto che questa non è certo l'unica congruenza che  esiste tra le civiltà del medio oriente e quelle delle Americhe.


Oltre al Sole gli inca adoravano Pachacàmac.  Questo nome è composto dalla parola Pacha, che significa mondo o universo e dal verbo cama che vuol dire animare, dunque Pachacàmac è colui che da vita all'universo, il creatore di ogni cosa. Esiste una grande differenza tra questa divinità e quella solare descritta in precedenza, se da un lato il dio Inti (il sole) attraversa il cielo ed è visibile a tutti gli uomini, dall'altro Pachacàmac è un dio invisibile. Alla domanda, chi fosse Pachacàmac, gli inca rispondevano che non lo sapevano, perché non lo avevano mai visto. In onore del Sole Inti costruivano templi, svolgevano cerimonie e offrivano sacrifici, mentre per Pachacàmac non facevano lo stesso in quanto questo dio non si era mai mostrato, ma in cuor loro lo veneravano ancor più del Sole in quanto era stato lui a crearlo, così come ogni altra cosa dell'universo. Era tanto il rispetto reverenziale nei confronti di Pachacàmac che gli inca non pronunciavano mai il suo nome e se erano costretti a farlo lo facevano accompagnandolo con ostentazioni e segni di grande rispetto.
Quando gli spagnoli arrivarono in Perù, riconobbero in Pachacàmac il Signore delle sacre scritture, ragion per cui considerarono gli inca un popolo pronto per essere convertito. Secondo gli spagnoli gli inca erano già stati illuminati riguardo l'esistenza di Dio a differenza dei molti gruppi definiti "barbari" che vivevano all'interno delle terre inca in quanto sottomessi durante l'espansione dell'impero. Secondo Garcilaso de la Vega gli inca non ebbero altri dei all'infuori di Inti e Pachacàmac, il visibile e l'invisibile. Abitualmente vengono attribuiti agli inca molti altri dei, secondo Garcilaso questo avviene perché i primi spagnoli giunti in Perù non seppero distinguere le idolatri del primo tempo da quelle del secondo iniziato con la cultura inca. Garcilaso nella sua opera più famosa, I commentari reali degli inca spiegò che il regno inca era molto vasto e durante l'espansione erano stati sottomessi molti popoli che seguivano ancora i vecchi culti. Questi culti vennero erroneamente attribuiti agli inca, mentre in realtà si trattava delle idolatrie degli indiani assoggettati dagli inca. L'opinione di Garcilaso de la Vega è particolarmente autorevole in quanto fu figlio di un conquistatore della seconda ondata e di una peruviana di origine reale inca. Nacque pochi anni dopo la conquista guidata da Francisco Pizarro e durante la sua giovinezza fu istruito da sua madre e dai suoi parenti riguardo la cultura degli inca. Un'altro malinteso nacque dal fatto che gli inca avevano molte Huaca. Questo è un termine quechua con cui gli inca definivano luoghi, oggetti o esseri animati ritenuti sacri. Alcune huaca furono scambiati per divinità in quanto spesso a loro venivano donate delle offerte e sacrifici. In realtà l'offerta era dedicata alla manifestazione di dio attraverso la huaca.
Esiste anche una terza divinità apparsa improvvisamente, la cui origine è un po' confusa e che sto ancora cercando di delineare, si tratta di Viracocha, di cui parlero' prossimamente. In conclusione tornando a Pachacàmac e Inti voglio sottolineare il fatto che questa idolatria non era poi cosi' lontana dalla fede cristiana. nel cristianesimo avviene più o meno lo stesso, dove cristo è il dio visibile che si è mostrato agli uomini, cosi' come Inti il Sole (in più sulla relazione che esiste tra cristo e il sole ci sarebbe molto altro da dire), invece il Signore, creatore dei cieli e della terra è il dio invisibile, come Pachacàmac. Anche nella fede cristiana non si costruiscono chiese dedicate al Signore ma in cuor loro le persone ne fanno oggetto di grande venerazione. Oltre a questo la religione cristiana ha molti santi, mentre gli inca avevano molti Huaca da venerare, non è la stessa cosa ma sicuramente si possono individuare diversi aspetti in comune. 


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fonte: Commentari reali degli inca, ed. Bompiani


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