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mercoledì 11 maggio 2016

DEFORMAZIONE DEL CRANIO, TRAPANAZIONE E CRANIOPLASTICA NELLE CULTURE ANTICHE



Cranio preincaico allungato



Questo testo appartiene a Civiltà antiche e antichi misteri

Nel 1600 il cronista spagnolo Garcilaso de la Vega fu uno dei primi a descrivere le operazioni con cui venivano praticate le deformazioni artificiali del cranio tra le culture precolombiane. All'interno del suo libro "Commentari reali degli Inca", uno dei testi a me più cari per la ricchezza d'informazioni contenute, ho trovato le seguenti parole:

"Deformavano il capo ai neonati appena venivano al mondo, a tale scopo ponendo loro sulla fronte un tavoletta e un'altra sulla nuca e giorno per giorno stringendole insieme fino all'età di quattro anni, in modo che il cranio ne risultasse appiattito e largo, e non contenti di averlo schiacciato il più possibile, radevano i capelli fino alla sommità e alla nuca lasciando quelli ai lati, i quali non dovevano essere pettinati e lisciati, bensì crespi e irti, onde aumentare la mostruosità delle facce ".
Tratto da "Commentari reali degli Inca", Garcilaso de Vega, 1°edizione 1609

Nonostante le sue origini inca da parte di madre Garcilaso de la Vega era lontano dal poter comprendere il senso di questa operazione, le sue parole la demonizzano, anche perché l'autore a quell'epoca non poteva sapere che si trattava di un fenomeno culturale diffuso in varie parti del mondo. Tra i primi che se ne resero conto ci fu il famoso antropologo Charles Darwin che alla metà del diciassettesimo secolo scrisse:

"Sia nel Vecchio che nel Nuovo Mondo la forma del cranio veniva anticamente modificata durante l'infanzia nel modo più straordinario, come è ancora il caso in molti luoghi e cosiffatte deformità sono considerate ornamentali"
Tratto da "L'origine dell'uomo e la selezione sessuale". Charles Darwin, 1° edizione 1871

venerdì 6 febbraio 2015

PIRAMIDE CESTIA, INFLUENZA EGIZIA NELL'ANTICA ROMA



(fonte foto link)
La Piramide Cestia è una piramide di stile egizio sita a Roma, vicino alla di Porta San Paolo. Fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. come tomba per Gaio Cestio Epulone, un membro dei septemviri epulones. La piramide fu costruita in soli 330 giorni, forse anche meno. Infatti Gaio Cestio nel testamento dispose espressamente che gli eredi gli innalzassero il sepolcro piramidale entro tale termine, pena la perdita della ricca eredità, come ricorda l'iscrizione scolpita sul fianco orientale del monumento: opus absolutum ex testamento diebus CCCXXX, arbitratu (L.) Ponti P. f. Cla (udia tribu), Melae heredis et Pothi l(iberti). Gli eredi si affrettarono ad eseguire la disposizione testamentaria, tanto che, sembra, completarono la costruzione della piramide con qualche giorno di anticipo. All'interno di questa montagna di calcestruzzo vi è un'unica camera sepolcrale, la cui cubatura costituisce poco più dell'1% del volume complessivo del monumento. La camera sepolcrale con volta a botte – originariamente murata al momento della sepoltura, come nelle piramidi egizie – è dipinta in bianco, con sottili cornici e figure decorative (sacerdotesse ed anfore alle pareti, 4 figure di Nike sulla volta) di stile pompeiano.
(fonte foto link)
È relativamente ben conservata, ma completamente nuda, e sulla parete di fondo, dove doveva esserci il ritratto del defunto, ora c'è un buco, praticato da scavatori alla ricerca di tesori.
La presenza di un monumento funebre in forma di piramide a Roma si deve probabilmente al fatto che l'Egitto era divenuto provincia romana alcuni anni prima, nel 30 a.C., e la cultura sontuosa di questa nuova provincia stava venendo di moda anche a Roma.Nel III secolo la piramide di Cestio fu incorporata nelle Mura Aureliane, delle quali venne a costituire un bastione. Nel Medioevo, la credenza popolare identificava la Piramide come "meta Remi", collegandola con un'altra piramide indicata come "meta Romuli", molto simile e coeva, esistente sino al 1499 nel rione di Borgo, riportata nella Pianta della città di Roma di Alessandro Strozzi del 1474, e demolita nel XVI sec. da Alessandro VI per l'apertura della nuova strada di Borgo Nuovo.
Camera sepolcrale (fonte foto link)
Lo stesso 
Francesco Petrarca, umanista e esperto latinista, in un'epistola indica la Piramide Cestia come "sepolcro di Remo". Poggio Fiorentino per spiegare l'errore del grande scrittore afferma che esso fu causato dal "non avere il grande uomo voluto scoprire l'iscrizione coperta dagli arbusti"[2].

Per il riferimento fantasioso alle origini della fondazione di Roma - oltre che per la sua forma - la Piramide Cestia fu molto ammirata dai viaggiatori, in particolare nel Seicento, e godette comunque di costante attenzione da parte dell'amministrazione pontificia: nel 1663 furono intrapresi degli scavi per ordine di Alessandro VII, che ne fece incidere la memoria sulla facciata; all'esterno furono trovate le basi di due statue dedicate a Cestio e fu scavata un'apertura nella piramide stessa, scoprendo la camera sepolcrale, che come detto sopra, fu trovata vuota e già visitata da tombaroli, chissà quando. 

sabato 24 gennaio 2015

SFERE DI PIETRA DELLA COSTA RICA E BOSNIA



Il video è stato condiviso da youtube, ho condiviso solo a scopo dimostrativo, informativo, critico, intrattenimento per interesse pubblico.Tutti i diritti appartengono all'autore. Non sono proprietario di questi contenuti.Con questa condivisione video non si intende compiere alcuna violazione del copyright.

(fonte foto link)
Le sfere di pietra sono una serie di oltre trecento petrosfere che si trovano in Costa Rica, nell'area del delta del Diquís e sull'Isla del Caño. Localmente sono note come Las Bolas. Le sfere sono comunemente attribuite all'estinta cultura Diquís, per questo vengono definite anche sfere Diquís. La cosa davvero strana è che di queste sfere di pietra giganti se ne trovano anche in altre parti del mondo e Un numero considerevole le troviamo non molto distante dalla presunta piramide del sole di Visoko in Bosnia.